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mercoledì 8 ottobre 2008

King's College

Questa mia foto del King's College di Cambridge, che però risale all'estate scorsa, è stata scelta per l'inclusione nella nuova Schmap Cambridge Guide.

E così torna la voglia di bighellonare per la città con la macchina fotografica in mano.

lunedì 25 agosto 2008

Bank Holiday.

Seduto nella mia umile camera da letto, in una casa bellina al centro di Cambridge, cerco di mettere ordine negli eventi di questa lunghissima giornata, iniziata quando il sole non era nemmeno sorto nel cielo e gli occhi erano impastati di sonno in maniera inequivocabile!

Tornare in Inghilterra dopo meno di un anno è stato davvero interessante. Atterrare e sentire subito quel clima a metà tra il sereno e il piovoso, il fresco odore dell'aria, la gentilezza diffusa all'aeroporto: tutto come ricordavo, e le sensazioni assomigliano più ad un deja-vù che a una nuova esperienza.

E' incredibile constatare come niente sembra essere cambiato: sembra di essere appena stati in Tottenham Court Road, di essere usciti da un pub ancora un po' brilli, in attesa della consueta visita da Sainsbury's per la spesa quotidiana.

Ma invece stavolta Londra è solo di passaggio, perchè la destinazione finale è un'altra, del tutto diversa: si va a Cambridge, diametralmente opposta alla grande metropoli.

Tanto Londra è governata dalla confusione e dalla fusione degli stili e delle opportunità, allo stesso modo la piccola Cambridge riluce di ordine, silenzio e uniforme, altera medievale eleganza.

Ciò che colpisce più di tutto è il silenzio, il vuoto: forse a causa del Bank Holiday, nessuno si aggira per le strade, tutti i locali e i negozi sono chiusi o stanno per farlo, nessun rumore si ode tra i parchi e tra i vicoli. La sensazione è di pace, ed è notevole: adesso, poco prima di andare a letto, l'unico rumore percepibile è quello delle mani sulla tastiera.

E così, si inizia una nuova avventura. Anche questa, come sempre, ricca di sacrifici e, speriamo, di soddisfazioni.

E chi lo sa se è quella giusta.

domenica 24 agosto 2008

Si ricomincia - Let's start again


Foto: Lebeus

Estate grandiosa, sotto tutti i punti di vista, quella appena passata: piccole e grandi conquiste, una laurea in più sul groppone, rapporti interpersonali migliorati e tanti viaggi, insieme a lei finalmente.

Ma non si può mai abbassare la guardia: mentre ci si riposa, il resto del mondo corre a velocità elevatissima e quindi non si può restare con le mani in mano.

Specialmente adesso che divento artefice del mio futuro e mi ritrovo, con tutta l'ebbrezza che ne deriva, sul mercato del lavoro.

E così, domattina si decolla per Cambridge: sarà soltato una settimana esplorativa, ma spero davvero di seminare bene e raccogliere in futuro.

Il Computer Lab sembra davvero un bel posto dove lavorare...

E, dopo un anno, si ritorna tra i gelidi britannici.

Chi l'avrebbe mai detto.

lunedì 21 luglio 2008

Diario di bordo.

Un anno fa ero già a Londra, per passare la mia estate di lavoro ad UCL.

E invece, domani, mi laureo.

Incroci singolari, ma è pur sempre un unico lungo percorso.

In questi giorni penso tantissimo al futuro, a cosa sarà, a cosa dovrei fare. Ma adesso voglio godermi il momento, e 5 anni di impegno che finalmente finiscono.

O forse "purtroppo" finiscono.

domenica 10 febbraio 2008

Camden on fire.

Un violento e imponente incendio si è sviluppato stanotte al mercato di Camden di Londra.

Questa estate io ho abitato praticamente a 300 metri da quel dedalo di vie piene di negozietti e ristorantini, che durante il weekend attirava una folla enorme di turisti pronti a farsi spennare dai prezzi pazzeschi degli astuti negozianti.

Molti italiani, sia tra i turisti che tra i negozianti.

Che impressione, io passeggiavo sempre lungo quella strada e la percorrevo ogni giorno per tornare a casa, per andare da Sainsbury's a comprare qualcosa da mangiare, per prendere il bus 29 fino a Gower Street.

lunedì 10 settembre 2007

Ultimo giorno

Volando da Heathrow puoi portare solo un bagaglio a mano.

Significa che puoi avere uno zaino con il laptop, ma solo quello. Nemmeno una minima bustina, una pochette, una trousse. Niente.

Capite bene che in questo momento sto cercando di superare la tridimensionalità del mondo in cui viviamo per fare entrare tutto nella mia valigia.

Ma comunque, anche questo si supera.

Domani si parte: si torna a casa, dopo quasi due mesi.

C'è da dire che stasera mi sono regalato una serata con gli amici che ho trovato qua, cenando insieme e continuando comunque a conoscere nuova gente.

"So Salvo, what do you think of your experience in London?"

Beh, bella domanda.

Cosa penso della mia esperienza a Londra: tantissime cose, che si sono affacciate dentro di me, propria poco fa mentre attraversavo il cortile ormai semivuoto della stazione di Euston, mentre mi avviavo per l'ennesima volta in una Tottenham Court Road sfavillante di luce, e i taxi neri mi sfrecciavano accanto mentre aspettavo il bus per Camden insieme alle solite signore un po' troppo ubriache parlano a voce un po' alta alla fermata.

Insomma, forse è meglio parlarne quando sarò lontano da qui, e forse mi mancherà tutto.

***

Ma intanto, è meglio tornare da dove sono partito: troppe cose mi aspettano e ho davvero molta ansia e molta gioia, perchè è quanto di più bello ho al mondo.

martedì 4 settembre 2007

brand:new from london

Una doverosa premessa è relativa all'album "Funeral" degli Arcade Fire: uscito nel 2004, si merita un mai visto 9.7 su Pitchfork e devo dire che è tutto meritato. Dalla prima all'ultima nota.

Peccato averlo scoperto soltanto adesso, seguendo a ritroso il loro "Neon Bible" di quest'anno, quasi sicuramente nella Top Ten di fine anno.

Ma sto rimediando, credetemi.

***

Questi miei ultimi giorni londinesi sono dedicati a tracciare il bilancio di questa esperienza: ovviamente un bilancio completo necessita del mio ritorno in Italia, ma almeno posso tracciare un bilancio musicale, relativo alle canzoni che mi hanno accompagnato in questa fredda estate britannica.

Iniziamo dai The Shins con il loro fresco "Wincing the night away": inizialmente sottovalutati, la solita prova dell'ascolto in sottofondo mi ha impresso nella mente le orecchiabili melodie del gruppo, leggere e friabili, estive e simpatiche. Un ascolto più attento ha rivelato anche qualche episodio meno pop e più sperimentale, qualcuno riuscito altri meno, ma tutti quanti gradevoli: siano orchestre, synth o batterie è sempre tutto al posto giusto.

E poi, certi riff e certi ritornelli sono impossibili da non apprezzare fin dal primo ascolto: provate "Australia" e "Phantom Limb"!!

Passiamo adesso agli Spoon con "Ga Ga Ga Ga Ga": titolo osceno ma grande, grandissimo disco. Pericolose e immediate somiglianze con apprezzati gruppi (Modest Mouse? The Decemberists? Cold War Kids?) mi hanno immediatamente fatto alzare l'attenzione sul loro disco: appena ho catturato dei singoloni spaziali come "You got Yr. Cherry Bomb" ho subito capito che questi eclettici buontemponi ci sanno proprio fare e riescono a miscelare con sapienze strumenti disparati e la voce molto catchy del loro front-man, che da il meglio quando urla appassionato nell'incipt "Don't make me a target". Notevoli doti artistiche, riescono a suonare con perizia una serie impressionante di strumenti (ma siamo lontanti dal polimorfismo à la Arcade Fire).

Per finire, parliamo dei Liars e del loro ultimo omonimo album. Chi mi conosce lo sa, io adoro i Liars, ma chi li sente per la prima volta rimane quasi (sempre) spiazzato. La loro musica, molto particolare, spazia dal noise più estremo all'indefinibile, con ruggiti, urla e battiti metallici che possono mettere a disagio l'ascoltatore meno preparato. Ma questa loro ultima opera è davvero imponente, fin dall'iniziale "Plaster casts of everything" (con allegato superbo e allucinante video onirico) si dipana un tessuto compatto fatto di ribellione, rivolta, potenza e sicurezza di sè. Numerose le gemme del disco, dalla meccanica "Leather prowler", legata a certi stilemi industrial del gruppo, fino alle chitarre pungenti di "Cycle time" e al funk elettrico di "Clear island".

Nota finale sui Gossip della scatenata e enorme Beth Ditto: li trovo dannatamente divertenti, ma non so ancora pronunciarmi. E' evidente che però senza Beth e la sua potenza vocale non sarebbero che l'ennesimo gruppo di sconosciuti.

Da ri-valutare, insomma.

Una città nel caos.

Sciopero della Tube, dalle 18 di oggi per 3 giorni.

Cioè per 72 ore.

Io speriamo che me la cavo (con il bus).

(Fuori, 10°)

sabato 1 settembre 2007

Carrambate inglesi

Come avevo scritto tempo fa, ho passato una domenica piacevole a Cambridge ma al mio ritorno ho avuto la spiacevole sorpresa di non ritrovare le foto che avevo fatto nella mia macchina fotografica digitale.

Ovviamente sorge il disappunto, ma s'era detto che era un segno del destino.

Ma in realtà c'è chi è più forte del destino, evidentemente: un suo consiglio azzeccato mi manda su questa pagina e in pochi secondi riesco a tirare fuori dalla mia schedina di memoria non solo le foto di Cambridge di 3 settimane fa, ma anche molte altre cancellate da diversi mesi....


Ovviamente questo non significa che non ci tornerò.







Ma è comunque un segno, nel suo piccolo.

giovedì 30 agosto 2007

Narrativa 2.0

Giornata abbastanza gradevole in ufficio, con il solito "PhD coffee" dell'ultimo giovedì del mese, in cui viene offerto un gradevole rinfresco a base di bevande salutiste e dolci non salutisti in common room.

Decido di svignarmela un'oretta prima per passare in libreria: attraverso la strada e sono dentro Waterstone's, obiettivo "Fight Club".

Mentre passo davanti alle vetrine, l'occhio casca su "JPod" di Coupland: per chi non lo conosce, si tratta del libro più Web 2.0 mai scritto, un caustico e divertentissimo ritratto della nostra generazione amorale e priva di scopi, rinchiusa in divertimenti che passano attraverso un freddo monitor o un fugace laptop.

Insomma, non potevo certo non cogliere l'occasione di averlo in lingua originale...

martedì 28 agosto 2007

Notting Hill

No, non si tratta del film, ma del famoso carnevale londinese che vede le strade del famoso quartiere di lusso invase da centinaia di migliaiai di persone per celebrare le loro origini caraibiche con canti, danze e molto altro...

A dire la verità ciò che impressiona e la sensazione di costante insicurezza che si prova mentre si cammina per quelle strade affollate: corposi branchi di adolescenti di colore dai vestiti improponibili sciamano con sguardi scontrosi, sovraeccitati dall'alcol, dalla musica e chissà da cosa altro. Lo spiegamento delle forze di polizia è imponente, con i poliziotti a cavallo che spesso si lanciano in carica per isolare dei facinorosi e arrestarli: a fine giornata si conteranno più di 200 arresti...

E poi lo spettacolo non è poi così bello: pochi costumi, pochi carri e davvero minimalisti rispetto all'opulenza dei carnevali italiani cui sono abituato. La gente è fredda (certo, sono inglesi) e non si scatena in danze ma guarda con un sorrisino la parata.

In qualche crocicchio più affollato dei sound system davvero imponenti sputano fuori migliaia di watt di musica da rave, mandando in risonanza tutti i miei organi interni: gli avventori, ovviamente, fanno un uso smodato di sostanze stupefacenti e sono quasi tutti bianchi.

La mia teoria sulla musica elettronica, insomma, funziona.

Inizia ad esserci molta folla ed io odio essere toccato e spintonato dagli sconosciuti, specialmente se in evidente stato di ebbrezza.

Fortunatamente Notting Hill è esattamente a nord di Hyde Park: è immediato riparare tra la quiete degli alberi fino al laghetto, e qui riflettere che, dopotutto, in alcune cose siamo davvero molto più bravi noi mediterranei.

domenica 26 agosto 2007

Ah, il progresso.

Department of Computer Science.

Dialogo geek

Studente A: "Io uso ancora Vi per programmare, e mi trovo benissimo."

Prof: "Ma come!? Questa è la sconfitta dell'ingegneria del software!!"

Studente B: "No, questa è la vittoria dell'ingegneria del software di 30 anni fa..."

Richmond

Il sole che si è affacciato su Londra ieri ci ha colto davvero di sorpresa, ma entro l'ora di pranzo siamo riusciti ad organizzarci per un grandioso pic-nic al Richmond Park.

Preso il treno qui a Camden insieme a Dimitris, siamo arrivati in circa 40 minuti e subito abbiamo incontrato tutti gli altri.

E' incredibile quanto sia bella Richmond: una ridente cittadina portuale sul fiume che è stata ormai inglobata dalla "greater London", ma che conserva tutto il suo fascino settecentesco.

Un parco enorme: persino un immenso branco di cervi pascola indisturbato e non manca il solito specchio d'acqua.

Insomma, un pomeriggio davvero piacevole, in compagnia di amici da ogni parte del mondo e in una natura incontaminata.

E' questa una delle cose che più amo di Londra: è una moderna e immensa metropoli, ma c'è una quantità di spazi verdi che secondo me non si trova in nessuna altra città al mondo.

Per esempio, riuscite ad immaginare che questo paradiso qui sotto è a soli 15 Km da Charing Cross, completamente raggiungibile con la Tube??


Foto: ettoreferranti

Incredibile, già.

E ringraziamo Ettore per la foto...

venerdì 24 agosto 2007

Si dice che ad ogni rinuncia...

...corrisponda una contropartita, considerevole.

"Hai dato, dato e ancora dato, Ariete. Ottimo lavoro! Sono veramente colpito dall'alternanza di grande generosità e di imposizione dell'ego che sei riuscito a mantenere. Ora, però, è tempo di cambiamenti: devi cominciare a prendere, prendere e ancora prendere. La tua luce ha bisogno di alimentarsi della luce altrui. Congratulati con te stesso per la tua aggressività, ma poi coltiva una ricettività altrettanto forte."
Brezsny sembra quasi suggerire che il duro lavoro di queste settimane, con tutti i sacrifici che ha comportato, possa essere opportunamente ripagato da contropartite, considerevoli.

Per me sarebbe già sufficiente essere arricchito da una nuova esperienza, che in ogni modo ha cambiato il mio modo di pensare, agire, riflettere.

giovedì 23 agosto 2007

Dartmouth...?

Oggi è stata una giornata particolare in dipartimento perchè Mirco, dopo ben 4 anni passati qui all'UCL, un PhD recente e innumerevoli ottimi risultati, si trasferisce al Dartmouth College.

Nel New Hampshire.

Questo è stato il suo ultimo giorno e quindi ci sarebbero davvero tantissime cose da dire.

Da parte mia, ho lavorato con lui soltanto per un mese ed è stato davvero fantastico: mi dispiace non poter più lavorare accanto e lui ma soprattutto mi dispiace che lui vada via perchè si è premurato affinchè i miei primi giorni qui fossero perfetti, facendomi da guida nei meandri della burocrazia inglese, presentandomi tutta la cricca degli italiani con cui ho quotidianamente pranzato per 4 settimane, spiegandomi i vari tipi di caffè che potevo trovare nei dintorni e come massimizzare l'apporto giornaliero di caffeina in maniera semplice e veloce...


Inoltre ha speso più di una buona parola per me e questo probabilmente ha influenzato molto il modo con cui qui mi hanno accolto....

Insomma, spero tanto di poterlo rivedere presto, magari invitandolo a Catania per fargli provare tutti i cibi di qui ho continuamente parlato... o magari andandolo a trovare a Dartmouth, può sempre essere una buona esperienza...!


Infine, ecco una chicca che lui apprezzerà di certo.




Faccio cose, vedo gente...

Mirco, in bocca al lupo!!

lunedì 20 agosto 2007

All'improvviso, uno sconosciuto

Londra, Tottenham Court Road, ore 19 di oggi.

Mentre attendo serenamente il bus 29, sorridendo ancora per l'ora piacevole passata al pub con i colleghi, si avvicina gentile il 24, a due piani.

Mentre guardo dietro per controllare i bus che arrivano, mi accorgo che dalla lunetta superiore una donna di circa 30-35 anni, italiana dalla gestualità, mi saluta con ampi cenni della mano e mi addita ai suoi amici, che non sembrano particolarmente fieri dell'agnizione.

Sorrido blandamente e sollevo la mano in un timido cenno di saluto, poi il 24 si avvia e li perdo di vista.

E mi interrogo: ma chi era? cosa è successo?

Ma soprattutto: sono su candid camera??

Lancio quindi un appello, che di sicuro rimarrà inascoltato: se qualcuno era su quel bus e si riconosce nella descrizione, si appalesi.

Altrimenti, fa nulla.

domenica 19 agosto 2007

Parole pesanti.

Sono quelle parole che davvero non accetti.

Perchè nel tuo cervello da "studente all'estero" non hanno mai posto e non puoi comprenderle, specialmente quando invece le vedi in bocca a chi ti sta vicino ed è nella tua stessa situazione.

E' quasi una ribellione, un terremoto intellettuale. Che nasce da tanti piccoli incidenti che hanno bisogno di un intervento personale, risolutivo, definitivo.

Ho voglia di tornare.

E non posso dirlo a nessuno.

Asakusa

Ieri giornata piena di pioggia che mi ha costretto a casa, riposandomi davvero un po' troppo tra qualche libro e un po' di studio...

Fortunatamente di sera arriva una telefonata da amici italiani e si va tutti quanti a mangiare giapponese, proprio vicino a Mornington Crescent (e quindi posso anche andare a piedi).

Dopo il pub d'ordinanza, nel quale inizio a capire perchè quasi tutti si tengono lontani dal sidro, arriviamo in questo localino tipico giapponese, ma stipato all'inverosimile.

Siamo una comitiva di 10 persone ma qualcuno ha già prenotato, quindi abbiamo un tavolo tutto per noi e ci infiliamo nella sala sotteranea: qui è davvero meraviglioso, tra poster giapponesi, lanterne rosse, menu scritto in ideogrammi e quindi incomprensibile, l'intero personale giapponese, dal cuoco con gli avambracci potenti fino alle cameriere con la frangia sugli occhi.

Insomma, sembra di essere a Tokyo, nonostante io non ci sia mai stato, a Tokyo.

Ordiniamo diversi antipasti da condividere tutti insieme e poi sashimi a volontà per tutti: e qui inizia qualcosa di magico, perchè davvero la qualità del cibo è superba, la varietà dell'offerta ci travolge e in una sola serata riesco a infrangere diversi tabù alimentari...

...iniziando dall'anguilla grigliata con omelette dolce, agli spiedini di lingua di vitello e ai cuori di pollo fritti come antipasti, proseguendo poi con un superbo sashimi, ovvero filetti di tonno, salmone crudi con wasabi e salsa di soia....


... per finire con una prelibatezza incredibile: la testa di salmone grigliata, con una carne davvero raffinata e squisita.

Il tutto con ottimo e abbondante sakè.

Insomma: se siete a Londra dovete passare da Asakusa e provare la bontà di questi piatti.

Ma ricordate di prenotare.

giovedì 16 agosto 2007

Speculazioni scientifiche

Qui a Londra io ho sempre sonno.

E non dipende affatto dalla perdita di ore di riposo, perchè riesco ad accumulare abbondanti 8-9 ore a notte. Il che sarebbe grasso che cola, nella mia Catania universitaria, dove veleggio su un misero 7 a notte.

Mi trovo a sbadigliare a qualsiasi ora del giorno: sul bus, in metro, al lavoro, mentre mangio, mentre passeggio, mentre cammino. Visioni di letti sfatti mi perseguitano, penso sempre a infilarmi sotto il mio piumone e dormire teneramente e beatamente.


Foto: piXotropic

Le teorie che sono state avanzate oggi nel dopopranzo sono ben due, e questo riflette la voglia di lavorare che oggi aleggiava su tutto il dipartimento tra noi italiani dal ferragosto mancato.

  1. La teoria alimentare, che coglie nella mancata assunzione di pasta e caffeina il torpore continuo e diffuso: in effetti in un mese ho mangiato pasta solo due volte e il caffè che di solito prendo qui non è nemmeno un lontano parente degli ottimi e caffeinici espressi che prendo in Italia, dove assumo oltre 4 tazzine al giorno. Qui siamo a circa 0,5 al giorno, cioè prendo un espresso da Caffe Nero un giorno su due, che qui costa 1,30 pound che fanno due allegri euro.
  2. La teoria psico-geografica, che accusa la debole luce del sole di incapacità nello stimolare il mio bioritmo circadiano: e anche questa in effetti è verosimile, perchè qui non porto mai gli occhiali da sole (che infatti rappresentanto l'indizio per eccellenza per scovare l'italiano a Londra insieme ai vestiti firmati) e la luce, sebbene presente per una porzione abbondante del giorno grazie alla latitudine più elevata, è davvero timida e impotente.
Detto questo, penso che al mio ritorno a Catania inizierò a comportarmi come un vampiro di fronte al sole cocente che mi accoglierà in Sicilia e inoltre riprenderò la mia sana e violenta abitudine dell'espresso a volontà.

Curiosità: qui a Londra sono così strani che da Boots, nota catena pseudo-farmaceutica, trovi in vendita le pillole alla caffeina per essere più attivi.

Cioè l'energia del caffè senza il piacere di nulla.

mercoledì 15 agosto 2007

Caparezza docet

Come ricorda e segnala l'amico Matteo, Caparezza aveva già in passato descritto con mirabile ingegno e concisione la situazione dell'italiano a Londra:

"Inglesi professori che non imparano altra lingua

inglesi non dovranno mai cambiare moneta

inglesi guideranno sempre dal lato sbagliato


per questo chi va a Londra so che ritorna un pò cambiato"