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sabato 25 aprile 2009

Felix qui potuit rerum cognoscere causas.

Questa citazione latina, attribuita ad una descrizione di Lucrezio ad opera di Virgilio, mi ha accolto non appena sono arrivato al Churchill College.

Questo motto, straordinariamente simile a quello della LSE, mi ha colpito particolarmente: si intravede in queste parole l'intera vocazione scientifica di questo luogo di studio e di ricerca, una tensione verso il progresso che passa per la comprensione, e quindi il dominio, sulle leggi che regolano fenomeni naturali e umani.

Ma non e' stato solo questo a farmi piacere quasi immediatamente la mia nuova dimora.

Sicuramente, dopo mesi passati in una residenza presbiteriana in cui l'eta' media superava i 50 anni, trovarsi in questo luogo ameno e insieme a piu' di 500 studenti e' una gran bella differenza. Tra gli scalmanati undergrads e i piu' compassati advanced students, di cui anche io faccio parte, il college e' sempre pieno di giovani che passeggiano lungo gli squisiti vialetti tra i prati, che giocano a calcio sull'erba o che studiano sulla panchine all'aperto.



Foto: James Bowe

Sembra un po' un villaggio turistico, con i vari casolari separati da prati e vialetti, tra i quali parecchi vagano in pantaloncini e infradito come se andassero verso la spiaggia, ma probabilmente vanno solo al bar a bere qualcosa.

Una miriade di sensazioni, di emozioni e di annotazione da fare: minuscoli dettagli da comprendere, come la nettissima divisione interclassistica tra gli universitari e dottorandi, tanto che esiste la sala a noi riservata con annesso esclusivo bar.

La mia avventura qui a Cambridge sta prendendo una piega meno dura e difficile e posso davvero dire che mi trovo quasi bene.

Perche', in realta', manca sempre qualcosa per avere tutto.

domenica 18 gennaio 2009

Arrivederci, Catania.

E così, si chiude un altro, piccolo, capitolo della mia vita.

Dopo essere passato indenne attraverso gli esami di abilitazione alla professione di ingegnere, un'esperienza che è stata più fastidiosa che difficile, ecco che finalmente posso abbandonare l'università italiana.

Difatti, più che il momento della laurea, è adesso che posso dire di non avere più nulla a che fare con un mondo in cui ho passato più di 5 anni della mia vita. E questi mesi in attesa dell'abilitazione, passati in parte sempre a Catania, hanno prolungato questa mia esperienza.

Adesso, è proprio finito tutto: stasera riparto per Cambridge, in cui cercherò di iniziare un nuovo capitolo con rinnovato slancio e impegno duraturo. In questo momento guardo al futuro, a cosa potrà accadere e a cosa vorrei nella mia vita.

Ma è con infinita nostalgia che ripenso a questi anni passati a Catania, a tutte le persone che vi ho incontrato, ai luoghi che mi hanno accolto e che, con alterne fortune, sono stati piacevoli o terribili. Agli anni fatti di impegni universitari, esami, studio, progetti e sacrifici, più o meno grossi. Alle piacevolissime serate in compagnia, al maggio catanese che regala un clima così piacevole da invogliare a vivere in maniera potente e veloce.

Ma soprattutto, a splendidi momenti insieme: che però, fortunatamente, non sono legati alla città di Catania quanto piuttosto alla mia personalissima vita. E che quindi, con un po' di pazienza, continueranno ad allietare il mio futuro.

E adesso, una nuova avventura.

giovedì 8 gennaio 2009

Capodanno ibleo

Con enorme e colpevole ritardo riesco a trovare la voglia di parlare del mio Capodanno in terra ragusana: ma non era la voglia di parlarne che latitava, perchè invece è stato davvero bello, ma piuttosto la voglia di riportare su queste pagine le mie impressioni.


Ad ogni modo, sono stati dei giorni davvero piacevoli, insieme a qualcuno che sfortunatamente non era mai stato insieme a me durante il passaggio verso un anno nuovo. E così piccoli gesti si caricano di significati dolci e beneauguranti, in un anno che, probabilmente, non sarà eccezionale come il 2008.

E non posso che ringraziare chi mi ha fatto sentire così ben accolto, in un'atmosfera familiare gioiosa e divertentissima e in un insieme di esilaranti momenti passati insieme. Insomma, è sempre bello sapere di avere più d'una famiglia su cui contare.

Il 2009 è un anno che si apre nell'incertezza, globale e personale: e in un clima del genere diventa sempre più importante poter contare su solidi appigli per mantenere la direzione, per sapere verso dove si sta navigando.

E speriamo tanto, tra 12 mesi, di poter commentare in maniera opportuna anche questo rovente 2009.

sabato 22 novembre 2008

Sguardi aerei.

Con una serenità quasi compassata ho passato la giornata tra treno, aereo e macchina per arrivare nella piovosa Sicilia dalla gelata Cambridge.L'eccitazione tipica del viaggio si sente ormai meno e piccoli accorgimenti aiutano a rendere la giornata di viaggio meno pesante e più serena.

Minuscole gocce di esperienza si accumulano.

Però quando l'aereo si è avvicinato a Catania e ho in un attimo riconosciuto la via Etnea illuminata a giorno, i quartieri della città, la costa verso Acireale, ecco in quel momento tutta l'enormità dei momenti stupendi passati a Catania si è subita resa palese.

Quante cose che ho disseminato per questa città, quanti piccoli dettagli che scatenano viaggi nella memoria degni del miglior Proust.

E adesso, eccomi a casa: è così bello sapere che ovunque vai, ovunque ti trovi, esiste sempre e comunque un posto dove puoi sentirti a casa.

E io ne ho persino più di uno.

lunedì 17 novembre 2008

Vagavo per i campi del Cambridgeshire: come vi ero arrivato, chissà.

Giornate passate in solitaria, e tanta musica da ascoltare per sentirsi meno soli: così il tempo scorre lentamente per me qui a Cambridge, tra tanto lavoro e tanto tempo per pensare, per inseguire chimere e riflettere quando il sonno tarda ad arrivare.

Lentamente, ma da buon osservatore, cerco di farmi un'idea di questa nazione, di questa cittadina e di quest'intera esperienza: piccoli dettagli come la qualità elevata dei quotiani e l'infimo biascicare dei tabloid, i continui atti gentili fatti da perfetti sconosciuti e i programmi radiofonici che aiutano a imparare meglio come capire l'accento posh di Cambridge.

E anche le medicine comprate per pochi centesimi al Sainsbury's, per tamponare un fastidioso e potente raffreddore britannico, oppure i cocktail a base di paracetamolo-caffeina-aspirina da ingollare al mattino per andare al lavoro a tutti i costi...

Lentamente, ma costantemente, nuovi particolari si dispiegano dinanzi a me e questa vita qui nella umida Albione inizia a prendere forma.

Ma, tutto ad un tratto, ecco che si torna a casa: per motivi disparati, ma si torna in Sicilia. E se da un lato è bellissimo rivedere chi è rimasto ad aspettarmi, dall'altro penso che magari sarebbe bello tornare presto.

E magari non da solo.

lunedì 13 ottobre 2008

Nozze di ferro.

Tornare a casa ed essere un po' sfaccendati significa anche avere un po' di tempo da passare con il parentado, che brama sempre di vedere "il ragazzo", nonostante io abbia ormai passato i venti anni da un pezzo.

E così ho colto l'occasione per andare a visitare due miei prozii che qualche giorno fa hanno festeggiato il 70esimo anniversario di nozze.

Nozze di ferro, le chiamano.

Era il lontano e sbiadito 1938 e loro due, giovani e speranzosi, coronovano un semplice sogno d'amore. Gli anni portano guerre, ricostruzioni, crisi, figli, nipoti, malattie, anzianità: ma si tratta sempre di 70 anni passati insieme, affrontando problemi grandi e piccoli e condividendo ogni cosa, ogni pensiero, ogni gesto.

Mi ha colpito il tenero affetto che li lega ancora, la sensazione di conoscere l'altro a memoria, di averne già visto e rivisto ogni sguardo, ogni parola ormai mandata a memoria dei mille racconti che una persona anziana può riservare.

E mi chiedo dove si annidi questo segreto, questa capacità di rimanersi accanto nonostante tutto e di aggrapparsi ad un'altra persona pervicacemente e tenacemente, superando ogni ostacolo sempre con infinita fiducia nell'altro.

Perchè è proprio quello che cerco, anche dentro me stesso.

venerdì 10 ottobre 2008

Pendolo.

Come qualcuno ha proposto, è giusto raccontare qualcosa dei miei giorni qui a Cambridge.

La tranquillità del luogo ispira comunque una vita semplice e regolare: ogni mattina vado al lavoro con la mia ottima bicicletta di seconda mano (ma questa è un'altra storia), e in circa 5 minuti sono già sul posto.

I colleghi sono per metà facce già conosciute dall'estate scorsa e per metà facce nuove, ma mi trovo piuttosto bene: l'ambiente del Computer Lab è molto stimolante e informale, con molte persone con cui parlare e discutere.

Cambridge è molto piccola, quindi la dimensione umana del luogo incoraggia molto le passeggiate e le uscite con gli amici a piedi: è molto piacevole girovagare per le stradine un po' buie della città, discutendo amabilmente anche di argomenti piuttosto seri.

Difatti si parla spesso di futuro, prospettive, scelte e decisioni: la vita di chi sceglie di andare all'estero è sempre carica di una quantità indefinita di dubbi, domande ipotetiche, rimpianti e rimorsi. E lo vedo continuamente, negli occhi e nelle parole di chi lontano da casa c'è da parecchio tempo.

E mi ritrovo così a dover gestire situazioni piuttosto complesse, sicuramente difficili e cariche di insidie. E spesso la tentazione è quella di chiudersi in se stessi per far sparire il fastidioso senso di inadeguatezza che alberga nel petto. Ma forse è meglio fare un grosso respiro, buttare l'aria fuori e cercare, come sempre, di impegnarsi per il meglio.

E adesso, nel cuore della notte riparto per l'Italia.

Solo qualche giorno, ma voglio andare.

martedì 30 settembre 2008

Distanze.

Ci sono degli attimi che nella vita sembrano contare particolarmente tanto, spesso perchè avvertiti come punti focali di un percorso a tappe. E di certo ne rappresentano un po' l'estrema divisione in segmenti, con il loro carico di arbitraria scelta che sfrangia l'albero delle possibilità.

E così, in questo momento così gravido di conseguenze, avverto con lucido livore lo scarto temporale che la vita compie, la tettonica personale che scuote le fondamenta e distrugge e crea, trasformando ciò che è stato in ciò che sarà.

Un inizio, e speriamo che sia di quelli migliori. Ne abbiamo proprio bisogno.

Ci si risente al più presto, a migliaia di kilometri da qui.

martedì 23 settembre 2008

Strani giorni.

No, non sono completamente sparito.

Semplicemente ogni volta che devo scrivere qualche cosa è così minima e ridicola che preferisco usare Twitter.

E poi, si tratta di un periodo delicato e molto, molto teso: un mese di transizione in cui si chiude la mia quinquennale esperienza di studente a Catania, con tutto ciò che questa città si porta con sè.

Un bel cambiamento, insomma.

Perchè mi sposto a Cambridge, a cercare fortuna in una terra che dovrebbe rivelarsi meno oscura e intricata di questa.

E quindi sono proprio strani giorni, in bilico tra la vertigine del cambiamento e e la tristezza della nostalgia.

sabato 13 settembre 2008

Forza d'animo.

Non tutte le persone riescono a reagire con solidità agli inconvenienti che la vita, da beffarda burlona, si diverte a scagliarci contro. 


Da parte mia, posso dire di aver sviluppato (o ereditato, questo ancora non l'ho compreso pienamente) un saldo ottimismo, che mi consente di adoperarmi con tutti i mezzi a mia disposizione per raggiungere gli obiettivi che mi pongo.

Ma quando la dose di ottimismo non basta più, specialmente perchè magari è da dividere tra più persone, quando non faccio che domandarmi perchè il resto del mondo ha smesso di essere razionale e precipita in una spirale di autocommiserazione e autodistruzione, quando avrei voglia di tagliare ogni mezzo di comunicazione e rinchiudermi in una stanza da solo con un libro, ecco si tratta di quei momenti in cui mi dico che forse, in fin dei conti, occorre moltiplicare l'ottimismo e distribuirlo a chi ne ha bisogno.

Forse l'amore è un po' anche questo: accrescere le proprie qualità regalandole all'altro, magari diluendo i propri difetti tra i sorrisi.

Speriamo bene, chè sono fiducioso.

domenica 3 agosto 2008

Si parte.

Queste settimane sono state ricche di dolce far nulla e finalmente sono riuscito a staccarmi dal mio portatile, con cui ho lavorato ininterrottamente per quasi 24 mesi...

...e adesso si parte: tutto è quasi pronto, la valigia è ancora aperta, la guida turistica è stata sfogliata e la voglia di iniziare una nuova avventura è tantissima.

E, finalmente, insieme.

A presto!

sabato 26 luglio 2008

Il laureato.

E' stata proprio una settimana gravida d'eventi, visto che mi sono laureato.

Lunedì scorso, 21 luglio, alle 12.56, un prof in toga e abbastanza annoiato mi ha proclamato dottore e sono così finiti, tutti in un attimo, 5 lunghi e densi anni universitari.


Al di là della soddisfazione, della baraonda di amici e parenti e dei moltissimi regali ricevuti, ciò che rimane dopo qualche giorno non è altro che il ricordo un po' amaro di tutti i momenti passati in questa avventura.

Le lezioni universitarie, in inverno con la pioggia e in estate con il caldo catanese, i progetti da fare insieme, le attese prima di un esame, l'ultimo giorno di lezione, il primo giorno di lezione, i semestri, il libretto, la segreteria e la fila interminabile allo sportello.

Ma questo non è che un minuscolo aspetto di questi ultimi 5 anni: perchè di fatto gli anni universitari sono stati i primi anni vissuti fuori dalla famiglia e giorno dopo giorno ho accumulato ricordi ed esperienze che mai dimenticherò, portandoli con me per tutta la vita.

Sarebbe bello poter continuare a vivere così, ma non è possibile, questo è chiaro. Adesso è necessario reinventarsi e porsi di nuovo in gioco, cercando di porre le basi per un futuro che, magari, sarà ugualmente pregno di soddisfazioni e di ricordi futuri.

Ma nel frattempo, ieri sera s'è festeggiato, ed è stato davvero un evento: tante persone, tantissimo divertimento e soprattutto molti amici e tutto il loro affetto. E poi devo ringraziare Gloria per il gavettone di spumante che mi ha lasciato fradicio e puzzolente per tutta la fine della serata... alle 5 del mattino ero ormai così appiccicoso che temevo di attrarre gli insetti!

E adesso, si guarda avanti: è stato bello e questa forza che sento dentro di me verrà rivolta verso nuovi e più ambiziosi obiettivi... però ora vacanza!

domenica 6 luglio 2008

L'albero delle possibilità.

" ..Tu hai ridestato in me quella che fu l'ossessione della mia prima giovinezza: proprio come un albero, infatti, immaginavo la vita che mi si apriva davanti. Lo chiamavo, a quell'epoca, l'albero delle possibilità. Solo per un tempo brevissimo ci è dato di vedere così la nostra vita. Ben presto essa ci appare come una strada segnata una volta per tutte, come un tunnel da cui non possiamo più uscire. Eppure, la vecchia immagine dell'albero ci rimane dentro sotto forma di un'insopprimibile nostalgia. "



Questo brano, tratto da "L'identità" di Milan Kundera, un libro che ho letto con lieve interesse nei giorni passati, è praticamente la migliore descrizione che abbia trovato di questo delicato momento della mia esistenza.

Si tratta infatti, come raccontano così bene queste parole, di un momento squisitamente crudele, ma allo stesso tempo smoderatamente eccitante, che sorge nella vita di ciascuno di noi. Prima o dopo, ma per tutti allo stesso modo, la vertigine di tutti i mondi possibili ci assale e a volte persino ci paralizza: il momento della scelta, in cui occorre lentamente ma inesorabilmente sfrondare l'albero fino a ritrovarsi sul proprio unico ramo, è un momento altamente simbolico e importante.

Mi trovo così in questo momento ad osservare un milione di sentieri possibili: come il delta di un fiume, non so ancora che braccio scegliere per arrivare al mare.

Ma è essenziale, questo è chiaro, non procrastinare all'infinito il momento della scelta, chè altrimenti si rischia il peggio: e l'albero muore, i rami cadono, ormai secchi, e alla vertigine del possibile si sostituisce lo sconforto dell'impossibile, la paura dell'ineluttabile.

Audentes fortuna iuvat.

Speriamo.

sabato 31 maggio 2008

Motivazioni e tenacia


Foto: kicodak

Una semplicissima domanda che m'è stata posta in questi giorni mi ha fatto riflettere a lungo sulla problematica delle motivazioni personali. Ovvero, del perchè ci affanniamo dietro un obiettivo più o meno lontano con la palese effimera sicurezza di riuscire a raggiungerlo, prima o poi.

Si tratta di qualcosa che va a mettere in discussione in profondità la propria vita quotidiana: così come nello svolgimento di un compito tendiamo a individuare degli obiettivi parziali per facilitarne l'esito positivo, anche nelle scelte più importanti della nostra vita viviamo una serie di tappe da raggiungere, in maniera più o meno obbligata. E qui il problema principale risiede in due aspetti.

Il primo è relativo alla possibilità, di certo non infrequente, che queste tappe che abbiamo già fissato possano essere sovvertite in maniera violenta e repentina, specialmente nel caso di eventi non facilmente prevedibili. Una possibilità, certo, che è difficile da preventivare.

Il secondo aspetto da considerare è quello delle scelte: anche in un percorso ben definito sorgono sempre dei momenti in cui una decisione può cambiare, e di molto, la strada futura da percorrere. E' in questi casi che diviene prioritario non sentirsi paralizzati dal moltiplicarsi delle possibilità ed invece occore cogliere l'ebbrezza ed il rischio della scelta con animo tenace, forte e preparato, in modo da prendere il mano la propria vita e guidarla verso la meta meglio desiderata.

Raramente, però, la strada è semplice e comoda, mentre nella maggior parte dei casi occorre impegnarsi e fare molti sacrifici: però, se c'è una cosa che ho imparato in questi anni, è che ad ogni rinuncia corrisponde una soddisfazione molto più grande.

Ed è tutto più semplice se le proprie motivazioni sono rappresentate da una fiera decisione, da un impegno costante e dolcissimo che ha il sapore dolce e lieve di poche parole: "Insieme andremo lontano".

Ed è solo stringendo i denti che avremo accesso ai nostri futuri più grandiosi.

venerdì 2 maggio 2008

Dinamiche di coppia

John Gottman è un piacevole uomo di mezza età, uno di quei simpatici luminari universitari da Ivy League con la camicia a quadri, la barba ben curata e una calvizie incipiente. Ed è famoso per i suoi studi riguardo alle dinamiche matrimoniali.

Gottman sostiene di aver sviluppato un metodo scientifico che gli consente di prevedere se una coppia di sposi divorzierà in futuro e chi sarà l'artefice del divorzio con un'accuratezza piuttosto elevata, semplicemente osservando una normale discussione tra i due sposini. Il suo metodo si basa sul cosidetto "thin-slicing": in un video della discussione è possibile analizzare istante dopo istante le espressioni facciali dei coniugi, alla ricerca delle emozioni più subdole che istintivamente affiorano durante un litigio. La classificazione di queste emozioni consente di stilare un profilo caratteriale della coppia per prevedere come evolverà la loro relazione con una certa sicurezza.

Mi sembra piuttosto interessante e curioso la capacità di prevedere un fenomeno così complesso come quello delle dinamiche di coppia, che mi ha sempre affascinato. Quante volte lentamente ci troviamo ingabbiati in un rapporto a ruoli fossilizzati, in cui davvero non facciamo altro che comportarci come l'altro si aspetta, con un'enorme inerzia a far cambiare le cose, a far scorrere meglio la relazione.

E pensare che basterebbero 15 minuti di video, per capire se nel nostro futuro c'è un roseo matrimonio oppure un devastante divorzio.

Mi sa che forse è meglio non saperlo.

venerdì 11 aprile 2008

Nebbiosi pensieri


Foto: Aldenhoven

A volte mi sovviene la necessità, quasi fisiologica, di dover stare un po' di tempo da solo con i miei pensieri, liberi di vagare su tutto il possibile che mai avverrà, su quanto accade e su quanto è già successo, fossilizzato per sempre nella memoria e nei gesti, negli atti.

Ed oggi questa necessità è sorta mentre viaggiavo in autostrada, in una sonnecchiosa Sicilia di primavera, con una calda foschia che scioglieva tutto fino all'orizzonte. Le colline erano scomparse dietro la bruma, così come i pensieri ammantavano i ricordi e li sfumavano, li diluivano.

E mentre il mondo spariva insieme alla luce blu della notte che arriva, di colpo ho capito che sono davvero felice.

E mi sento più vivo che mai.

lunedì 7 aprile 2008

Offlaga Disco Pax @ Zo Culture


Foto: Ginger*

Finalmente si va a vedere gli Offlaga Disco Pax dal vivo, qui a Catania allo Zo Culture, mentre quando sono passati qui in Sicilia qualche anno fa me li ero persi, causa un Natale o una Pasqua coincidentemente prossima.

Una precisazione è da fare, che renderà tutto ciò che segue più comprensibile: in realtà non è un concerto, bensì una preview del SoFar, festival di musica elettronica che si terrà in un futuro più o meno prossimo ma comunque non meglio specificato. Una diretta conseguenza di questo dettaglio è che in realtà gli ODP non saranno i soli ad avvicendarsi sul palco, ma saranno sicuramente il pezzo forte. Una conseguenza sempre diretta, ma molto più tremenda, è che il biglietto d'ingresso costa tantissimo: 15 euro sono davvero troppi, considerando che in media per gli ODP si spende meno di 10 euro.

Ma un concerto del genere a Catania è oro colato, e mi posso permette di dirottare il budget allocato precedentemente per la data dei Baustelle, annullata miseramente qualche giorno prima.

Insieme ad Anto e AlmostViola, quest'ultima che mi accompagna pur non conoscendo nè apprezzando il trio emiliano (bontà sua!), ci presentiamo puntuali alla biglietteria alle 22, ma scopriamo che lo Zo non è famoso per essere puntuale e difatti un'attesa estenuante fino alle 23,45 ci rende molto, molto nervosi. Pessimo inizio.

Finalmente si aprono i cancelli e ci troviamo in un locale non molto vasto, ma fortunatamente dal soffitto piuttosto elevato: gli ODP saliranno sul palco dopo che un anonimo gruppo (non si presentano nemmeno) si lancia in una manciata di canzoni leggermente romantiche interpretate da una ragazza piuttosto appariscente

Passata la mezzanotte, entrano loro: Max si porta subito al microfono, un leggio pieno di fogli e una lucina a illuminarli, e intona Ventrale, il singolo del loro ultimo "Bachelite".

La platea è immediatamente su di giri: per un attimo si torna a "Socialismo Tascabile" con Enver e poi iniziano a cantare tutti i brani dell'ultimo album, dall'ironica Superchiome al romanzo criminale di Dove ho messo la golf?, passando per Cioccolata I.A.C.P, Lungimiranza e una accoratissima Sensibile, canzone piuttosto a rischio in una città molto destrorsa come quella etnea.

Max è un autentico istrione: dietro il microfono il suo volto è in preda di una febbre personalissima, trasfigura la musica e i testi in maniera sublime. Impossibile non trattenere un sorriso, impossibile con scorrere mentalmente i racconti in musica che declama da dietro il leggio.

Un breve tuffo nel passato con Tono metallico standard, apprezzatissima da tutti, e si finisce in stupenda malinconia con una grandissima prova di Max in Venti minuti, splendido ritratto di nostalgia familiare e accorata descrizione del rapporto padre-figlio.

C'è ancora tempo per un ritorno sul palco, e allora il pubblico si infiamma con una versione nuova di Robespierre, il pezzo migliore dello scorso album e poi, il gran finale: Tatranky, manifesto ideologico dell'intero gruppo, corredato dal solito lancio finale di wafer cecoslovacchi sul pubblico.

Uno show stupendo, un gruppo che dal vivo rende moltissimo e fa impallidire le versioni in studio dei loro lavori: molto merito va al cantante, che ha una presenza scenica notevole. La sua parvenza da anonimo ragioniere cozza in maniere stupefacente con le affilate parole che canta, con i testi intelligentissimi, con i riferimenti pop da manuale.

Purtroppo, come ho letto con sfortunata coincidenza su Outsiders, c'è un'appendice polemica: il locale era stracolmo di persone che se ne fregavano allegramente del divieto di fumo, divertendosi ad inondare con le loro mefitiche sigarette l'aria e soprattutto i polmoni di chi voleva solamente gustarsi un concerto. Gente che probabilmente non sapeva nulla del gruppo e non faceva altro che passare il tempo accedendosi una sigaretta dietro l'altra.

Inutile dire che è una vergogna vedere che quasi sempre sono i gestori del locale a permettere che ciò avvenga, perchè di fatto sono loro a porre regole e paletti sul comportamento all'interno delle loro sale. Ecco, a volte mi piacerebbe tanto chiamare non la polizia, ma addirittura l'FBI, e vederli fare irruzione ad armi spianate nel locale, arrestando il gestore e multando tutti i tabagisti presenti.

A volte mi chiedo perchè ci siano le leggi in questo Paese, se poi nessuno le rispetta e le fa rispettare.

Insomma, per chiudere in una frase: grandissimo concerto, Offlaga in grande spolvero, ma lo Zo Culture è un locale gestito male e organizzato peggio.

Spiace dirlo, perchè è spesso l'unico posto in cui qui a Catania arrivano artisti di un certo livello, ma è la verità.

domenica 16 marzo 2008

Finalmente!

AlmostViola è diventata bravissima e le sue foto riscuotono sempre un notevole successo su Flickr: finalmente è anche finita su Explore!!

Complimenti!!!


(Per i non flickeriani: su Explore ci vanno automaticamente tutte le foto più belle, e arrivarci non è affatto facile!!!)

domenica 2 marzo 2008

Primavera a Catania


Foto: Peppis

Un fenomeno che ogni anno si ripete uguale a se stesso qui a Catania, ma è ogni volta una sorpresa bella e freschissima, sentire l'aria intiepidirsi già a fine febbraio.

Il sole che, ancora clemente, risveglia ogni cosa senza gridare, senza arroventarci come invece farà qualche mese più tardi.

Ed è in primavera che la vita si gusta di più, più lentamente, assaporando ogni piccolo istante di questa gioiosa stagione.

Ed è con te che ho passato le mie primavere più belle.

mercoledì 2 gennaio 2008

Capodanno in giro per la Sicilia.

Il Capodanno è proprio una brutta festa, se non c'è la persona a cui tieni di più.
E 350 km in giro per la Sicilia non sono nemmeno pesati, pur di passare una serata insieme.

Il 2008 è iniziato alla grande, con uno sguardo così profondo e così dolce da cancellare i piccoli problemi quotidiani: speriamo che sia anche migliore del precedente, se è lecito.