martedì 15 gennaio 2008

Papa Ratzinger e la contestabilità.

Due parole sulla vicenda del Papa, che ho seguito solamente di striscio causa esame imminente e senza preavviso.

Il Papa è stato invitato dal rettore ad inaugurare (a gennaio!?) l'anno accademico alla Sapienza di Roma, ma 67 illustri docenti dell'ateneo hanno firmato un appello contro questo invito, poichè sembra che l'allora cardinale Ratzinger nel 1990 abbia detto

"il processo a Galileo è stata una cosa giusta".

Gli studenti si dividono tra chi organizza delle proteste a suon di musica e slogan e chi si raccoglie in veglia di preghiera.

Ora. A mio parere è insensato invitare il papa ad inaugurare l'anno accademico, perchè lui con l'università non c'entra proprio niente. Inoltre il tema della conferenza è la pena di morte, e la Chiesa non ha mosso un dito per la moratoria all'Onu, mentre ha poi subito colto la palla al balzo per rilanciare una assurda quanto indecente offensiva sulla legge sull'aborto.

Ma di qui a dire che "il papa è contro l'università" ne passa di più. Io non protesterei più di tanto, è come se venisse il Dalai Lama a parlare di reincarnazione, non è che allora i medici si mettono a protestare perchè così, poverini, qualcuno che hanno ammazzato sotto i ferri torna e si vendica. E' un religioso, ha delle credenze che non ci appartengono ma non è poi così malvagio.

In ogni caso, la visita viene annullata e il Papa è amareggiato: ma purtroppo sono cose che possono succedere quando ti scagli contro certe frange della società, quando pretendi di dettare legge secondo i tuoi valori e richiedendo l'imprescindibilità delle tue richieste.

E un po' come se venisse Bush, è ovvio che ci sarebbero dei manifestanti contro la pena di morte o contro la guerra in Iraq.

Il conflitto col papà non è un conflitto sui contenuti, cioè sul caso Galileo in quanto tale o sull'università, bensì sulla relazione, ovvero sulla dicotomia laici-cattolici: è per questo che le parti si fomentano e questo gioco al massacro non fa che acuire lo scontro e rendere un favore alla vittima di turno, il papa oggi, i laici domani.

A mio parere avrebbe più senso andare a protestare ogni santo giorno in piazza San Pietro, contro tutte le discriminazioni che la chiesa propone. E avrebbe molto ancora più senso smettere di badare a quello che, quotidianamente, la Chiesa e i suoi soldatini ci propinano sui media (Ferrara, un nome a caso).

Quello sì che sarebbe giusto e corretto.

3 commenti:

Almostviola ha detto...

L'esasperazione e i toni drastici e oggettivamente esagerati per quella che può sembrare una semplice visita di un personaggio illustre sono dovuti al fatto che in realtà questa non è che l'ultima puntata di una soap opera tra Chiesa ed Istituzioni nazionali che va da troppo tempo avanti.
Le "sparate" del Papa hanno quotidianamente eco e spazio sui media e ci vengono propinate ogni giorno fin dentro le nostre case...per una volta che è possibile protestare per non doverlo ascoltare si coglie la palla al balzo!

barb michelen ha detto...

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