venerdì 2 novembre 2007

Amarcord

A volte è necessario fermarsi un attimo e voltare lo sguardo, per ammirare quanta strada si è già fatta ed evitare di scoraggiarsi al pensiero del lunghissimo percorso che ancora ci attende nella vita.

In momenti come questi è molto bello osservare piccoli dettagli, regalati magari da una foto, un ricordo, una parola.

Ed è ancora più bello se si tratta di un momento di gruppo, da condividere con persone con le quali si è iniziata tempo addietro una splendida avventura e con cui magari adesso non si scambiano più tante parole, non si commentano più certe emozioni; ma comunque resta una sintonia di fondo, oltre la patina di abitudini diverse che sembra renderci estranei l'un l'altro e che invece, se scalfita, rivela ancora la voglia di passare del tempo insieme a parlare, stavolta, più del passato che del futuro.

Quante cose che abbiamo vissuto, quanti dolori, quante gioie, quanti appuntamenti ricorrenti in cui riscoprirsi meno estranei tra altri estranei.

E dire che tutto questo è nato da una semplice giornata, un esame, un concorso, un caso.

Per un istante, ho visto da qui a 20 anni, e tanti stimati professionisti che ancora si incontrano e rievocano dettagli ridicoli, e le risate che insieme facemmo continueranno a risuonare ovunque ci troveremo.

Un senso di appartenenza che raramente ho vissuto.

2 commenti:

tchà. ha detto...

Avrò forse pienamente smaltito carne e vino, ma rileggere adesso questo bellissimo post riedulcora in modo particolare la giornata del primo novembre...

Ammetto di avere anche io rivissuto un senso di appartenenza particolare.
Lo chiamo particolare perché nel mio caso è un po' diverso. E' una riappropriazione di qualcosa che avevo perso: qualcosa, anzi, che non meritavo più.
Ora, non ho ancora ben chiaro se io presuntuosamente mi sono ributtato di peso in questa sensazione, magari profanando qualcosa che ancora voi vorreste solo vostro.

Oppure se davvero è cambiato tutto, e ho di nuovo l'opportunità di unire il ricordo, le risate, la convivenza, l'affetto, di nuovo con la fiducia, che ho sperato tanto di riguadagnare giorno dopo giorno.

Non lo so.
Non lo posso sapere.
Tuttavia ancora godo di quelle risate e di questi giovani "amarcord" che pure ci fanno sentire vecchi.
Lo capisco quando mi dà fastidio constatare che è già ora di andarsene. Lo capisco quando, dopo una giornata intera insieme, è ancora difficile chiudersi la porta alle spalle e lasciare infine il corridoio.

Tra 20 anni, stimati professionisti.
L'unica certezza che ho è che perdersi, non sarà mai facile come è stato diventare così stretti.

Alla prossima, caro.

maelstrom ha detto...

Che dire. Ci speravo in un tuo commento, e sapevo che sarebbe stato ottimo complemento e chiosa finale del mio post.

Certe amicizie nate in questi anni sono destinate a durare a lungo, almeno fino a quelle dei nostri figli.