venerdì 15 giugno 2007

Slow show

Dei bambini scherzano e giocano sotto la mia finestra, posso sentire con facilità le ilari parole che si urlano contro, in un turbine di regole infrante che fa gridare il vincitore di gioia e lo sconfitto di rabbia.


Foto: Kazze

Ed in un lunghissimo attimo, ecco sorgere l'invidia per un tempo trascorso e ormai andato, verso momenti di fondamentale importanza, in cui il tutto si riduceva a pochi elementi e l'orizzonte delle responsabilità era paurosamente vicino da sembrare più una gabbia che un dolce rifugio.

E restare bambini per sempre, poter fermare il tempo in cui il tuo mondo è ancora da scoprire: sostanzialmente essere ancora una possibilità che racchiude infiniti tempi futuri, professioni, famiglie da formare, premi da vincere, lutti da superare, viaggi da compiere e case in cui tornare.

E invece, in un lentissimo stillicidio, lasciamo per strada una possibilità ad ogni scelta, e così diamo forma e sostanza a noi.

E uccidiamo il bambino che era in noi, portandone per sempre con grave mestizia il ricordo antico e la colpa.

***

just want to hurry home to you
to put a slow, dumb show for you.

1 commenti:

tchà. ha detto...

Come disse Eddie Vedder nel lontanissimo 1991, quando forse un briciolo di celebrità doveva sembrargli già privarlo dell'amore, della famiglia, della stabilità:

"I take a walk outside
I'm surrounded by some kids at play...
I can feel their laughter
, so why do I sear?"

E' una bella coincidenza con le tue parole, no?
Non potevo non notarla d'istinto...